Al termine dell’estate il canotto ha accumulato un “cocktail” di residui ben più complesso di quanto sembri dopo una singola giornata al mare. Sale cristallizzato nelle micro-trame del PVC o dell’Hypalon, sabbia intrisa di oli solari che si annida fra le saldature, alghe microscopiche e calcare nelle valvole, oltre a eventuali tracce di carburante se si è usato un piccolo fuoribordo. Lasciare tutto questo in letargo per mesi accelera l’invecchiamento dei materiali, rende le cuciture più rigide e prepara il terreno a muffe e cattivo odore difficili da rimuovere in primavera. La pulizia di fine stagione, dunque, non è un “lavaggio plus” ma un vero ciclo di manutenzione conservativa pensato per restituire al tessuto le sue proprietà di flessibilità, impermeabilità e tenuta d’aria.
Smontaggio preliminare e drenaggio dell’acqua residua
Il lavoro comincia in acqua dolce o, meglio ancora, su un telo di plastica steso in giardino. Si sgonfiano leggermente le camere fino al 70 %, così da evitare che la superficie tesa nasconda pieghe sporche, ma si mantiene sufficiente pressione per far puntellare le pareti e agevolare lo scolo. Rotolando lentamente il canotto dal fondo verso la prua, l’acqua salmastra che ristagna in chiglia esce dalle valvole di scarico; in questa fase conviene rimuovere le panchette e l’eventuale pagliolato smontabile, che andranno lavati a parte.
Lavaggio a due stadi: detergente neutro e poi sgrassante mirato
Primo stadio: preparare un secchio con dieci litri di acqua tiepida e cinquanta millilitri di sapone neutro (pH 7), privo di ammoniaca e cloro. Con spugna morbida a cellule grandi si passa l’intero perimetro in movimento circolare, insistendo sulle saldature. Questo bagno scioglie sale, polvere e residui organici. Secondo stadio: nelle zone dove l’olio solare ha lasciato patine lucide o dove il carburante ha incrociato la prua, si applica un detergente sgrassante specifico per PVC/Hypalon, oppure una miscela casalinga (un cucchiaio di bicarbonato, un cucchiaio di detersivo per piatti sgrassante, mezzo litro d’acqua). La pasta si distribuisce con pennello a setole sintetiche, resta in posa cinque minuti e poi si rimuove con spazzola a setole medie. Risciacquare con getto dolce di acqua corrente: l’alta pressione potrebbe alzare micro-peeling sul rivestimento.
Attenzioni particolari alle valvole di gonfiaggio e agli inserti metallici
Le valvole sono i “polmoni” del canotto. Dopo averne svitato il tappo, si spruzza all’interno una soluzione di acqua e aceto bianco al 20 %: l’acido lieve scioglie il velo di calcare senza aggredire il polimero. Si aziona la valvola a mano per far circolare il liquido, poi si risciacqua abbondantemente. Grassi marini, ossia depositi salini e fuliggine di scarico, si eliminano dalle cerniere e dai ganci in inox con un pennellino imbevuto in detergente disossidante leggero. Mai usare pagliette metalliche: rigano l’acciaio e danno inizio a corrosioni puntiformi.
Disinfezione antimuffa e neutralizzazione degli odori
Una volta asciutto al tatto, il canotto va nebulizzato con soluzione a base di perossido d’idrogeno al 3 % + poche gocce di olio essenziale di tea tree, spazzolato leggermente sulle cuciture. Il perossido ossida le spore di muffa, l’olio essenziale svolge azione fungistatica naturale. Lasciare ventilare per venti minuti, quindi passare un panno asciutto. Se l’odore persistente di gasolio rimane, un velo di bicarbonato sparso sul fondo e aspirato dopo qualche ora assorbirà gli aromi residui.
Trattamento e ripristino degli oli plastificanti
I raggi solari hanno degradato parte dei plastificanti, soprattutto sui tubolari più esposti. Applicare un protettivo specifico a base di silicone o polimeri acrilici re-lubrifica la superficie e crea barriera anti-UV. Il prodotto si stende con panno in microfibra, si lucida con movimento incrociato e si lascia polimerizzare secondo tempi del produttore. Questo film riduce il gessoso che appare dopo anni di esposizione e mantiene vividi i colori.
Piegatura corretta e stoccaggio invernale
Il canotto deve essere completamente asciutto prima di piegarsi. Si gonfiano leggermente i tubolari (10 % della capienza) per evitare che le pieghe diventino spigoli netti, si parte dalla poppa con piega a terzi seguendo le linee di saldatura originarie, mai perpendicolarmente a caso. Il rotolo così ottenuto entra in sacca traspirante e viene stivato in ambiente fresco, asciutto, al riparo da roditori. Scantinati umidi vanno evitati: l’alternanza caldo–freddo forma condensa interna che alimenta muffe.
Controllo a primavera: piccole manutenzioni prima della rimessa in acqua
Prima dell’inizio della nuova stagione si gonfia il canotto e si spruzza acqua saponata sulle valvole: comparsa di bollicine indica micro-perdite da o-ring da sostituire. Eventuali macchie irritate dal deposito invernale si risolvono con panno umido: il protettivo applicato a fine estate ne facilita la rimozione. Solo se il tessuto appare secco si riapplica un film leggero di UV-protect; diversamente, un panno umido e una rapida lucidata bastano.
Conclusioni
La pulizia profonda di fine stagione è un investimento a lungo termine: rimuove sale, sabbia, batteri e idrocarburi che invecchiano prematuramente tubolari e valvole. Dedicarvi un pomeriggio, seguendo i passaggi qui descritti – lavaggio dolce, sgrassaggio selettivo, disinfezione, protezione UV, piegatura corretta – significa accorciare i tempi di manutenzione primaverile e godere di un canotto flessibile, senza perdite, dai colori brillanti. Un gesto di cura che garantisce più anni di navigazione sicura e piacevole, oltre a preservare il valore di rivendita dell’imbarcazione.
