Quando i primi freddi riducono l’uso della piscina interrata, la tentazione di stendere il telo e rinviare la manutenzione al prossimo anno è forte. Tuttavia l’acqua non trattata continuerà a ospitare batteri, alghe dormienti e detriti organici che, protetti dal telo, fermenteranno per mesi. In primavera ci si ritroverebbe con un bacino torbido, croste di calcare sulle piastrelle e una pompa costretta a sforzi doppi per ristabilire l’equilibrio. La pulizia prima della copertura non è quindi un di più estetico: rappresenta una vera procedura di conservazione che protegge i materiali, riduce il consumo di chimici futuri e prolunga la vita di filtri, tubazioni e rivestimento interno.
Preparare la vasca: abbassare il livello dell’acqua e disattivare i sistemi automatici
Il primo passo consiste nell’abbassare l’acqua sotto lo skimmer di circa dieci centimetri. In questo modo si evitano ristagni che in inverno potrebbero gelare, dilatarsi e lesionare il bordo. Contemporaneamente si disattivano timer e sensori automatici di bagnatura: le pompe e gli eventuali robot pulitori vanno scollegati dalla centralina per lavorare solo durante la fase di lavaggio intensivo, non oltre. Chi usa dosatori di cloro o pompe di pH automatiche dovrebbe metterli in stand by per evitare sovraccarichi di prodotto mentre si interviene manualmente sulle altre variabili.
Pulire le superfici a vista: una sequenza che parte dalle pareti e scende verso il fondo
Lo sporco galleggiante e le linee di grasso che si formano a livello dell’acqua sono i depositi più visibili, ma non i più pericolosi. Occorre comunque rimuoverli per primi, armati di spazzola a setole morbide fissata a un’asta telescopica. Passando a mezz’acqua, la spazzola sfrutta la stessa pressione dell’acqua per staccare le micro pellicole oleose senza rigare il liner o il mosaico. L’operatore deve procedere con movimento continuo verso il fondo, così le particelle sospese finiscono nella corrente di ritorno e vengono intercettate dallo skimmer. A questo punto, il fondo appare più opaco perché riceve lo sporco disciolto dalle pareti; solo ora entra in scena l’aspira‐fango collegato alla presa scopa. In una vasca di forma rettangolare, la strategia a corsie parallele limita il rimescolamento di sedimenti, lasciando le zone già pulite dietro di sé.
Rimozione del calcare e delle incrostazioni metalliche: il ruolo degli acidi delicati
Se la piscina si trova in area a durezza idrica elevata, le incrostazioni calcaree puntinano i primi dieci‐quindici centimetri di parete. Qui non basta l’azione meccanica: serve una soluzione debolmente acida a base di acido citrico o solforico tamponato. Il liquido si distribuisce con spugna dedicata, lasciando agire qualche minuto; si noterà la formazione di effervescenza che segnala la dissoluzione del carbonato di calcio. Trascorsa la posa, un secondo passaggio di spazzola elimina il residuo. Attenzione a non usare acido muriatico puro: la sua aggressività opacizza il liner in PVC e può ossidare le fughe di mosaico. In caso di macchie metalliche – colorazioni brune o verdognole date da ferro o rame ossidati – occorre un sequestrante specifico che chela gli ioni senza alterare il pH totale.
Filtri e prefiltri: la pulizia complementare che impedisce il reflusso di sporco
Ogni intervento sullo specchio d’acqua carica i filtri di particolato. Prima di ricoprirla è indispensabile contro‐lavare il filtro a sabbia o pulire la cartuccia. Si sposta la valvola in posizione “backwash”, si avvia la pompa finché l’acqua nel visore appare limpida, poi si passa a “rinse” per reintegrare il letto filtrante. Nei filtri a cartuccia si procede sciacquando il cilindro con idropulitrice a ventaglio largo, dal centro verso l’esterno, in modo da spingere fuori lo sporco senza compattarlo. Una cartuccia che mostra fibre sgualcite o scolorite oltre la metà del profilo dovrebbe essere sostituita, altrimenti la resistenza al passaggio d’acqua aumenterà e il consumo energetico della pompa salirà la stagione seguente.
Bilanciamento chimico finale: cloro shock, stabilizzazione pH e svernante specifico
Una volta che il bacino è fisicamente pulito, si passa alla chimica. Il pH viene regolato in fascia 7,2‐7,4: una base leggermente acida riduce il rischio di precipitazione di calcare nei mesi freddi. Segue un trattamento shock con dicloro granulare o ipoclorito, portando il valore di cloro libero a 5‐6 ppm; questo picco abbassa la carica batterica e inibisce l’alghetta residua. Dopo dodici ore, quando il cloro libero scende sotto 3 ppm, si aggiunge il prodotto svernante: un alghicida a rilascio prolungato combinato con sequestranti del metallo. La bottiglia indica il dosaggio per metro cubo; il liquido va versato lungo il perimetro in moto lento, mentre la pompa circola per uniformare.
Ultima ispezione di accessori e copertura: non trascurare il perimetro
Durante la notte di circolazione chimica si sfrutta il tempo per controllare la scaletta, le griglie di sfioro, i fari subacquei. Una passata con panno umido rimuove invertebrati e ruggini di superficie. Il silicone di giunzione, se affiorano fili di muffa, va staccato e risigillato: gli svernanti non penetrano nel mastice e le spore passerebbero l’inverno indisturbate, pronte a diffondersi a maggio. Terminata la manutenzione perimetrale, si stende il telo invernale – se rete microforata, si assicura che il bordo affori uniformemente nella canaletta; se copertura impermeabile, si gonfiano i galleggianti a cuscino per evitare il ristagno di pioggia. Tendere il telo senza forzare: l’escursione termica invernale lo dilaterà e fletterà a intervalli.
